La paradontologia si occupa della diagnosi, prognosi e terapia delle malattie del parodonto, cioè di tutti i tessuti di sostegno che sopportano il carico del dente:  la gengiva, il legamento parodentale, il cemento radicolare e l’osso alveolare.

Il Dottore che nel nostro Studio si occupa di curare la malattia parodontale è il dr. Marco Balzarini.

Le patologie del parodonto colpiscono due terzi della popolazione e possono causare la perdita dei denti. La causa della malattia è la placca batterica (cattiva igiene orale), il tartaro, le otturazioni malfatte, le protesi debordanti, la malocclusione e i denti storti.

Esistono poi situazioni che rendono il terreno più ricettivo nei confronti della malattia parodontale: familiarità, diabete, gravidanza, uso di anticoncezionali a base ormonale.

Il primo sintomo che fa sospettare l’insorgenza della malattia parodontale è il sanguinamento della gengiva; questa prima fase nella quale c’è soltanto emorragia e gonfiore prende il nome di “gengivite marginale” ed è sempre causata da placca e/o tartaro.

Questa fase è completamente reversibile: è sufficiente rimuovere il tartaro e riprendere le manovre corrette di igiene orale per riavere la gengiva marginale in perfette condizioni di salute.

Se però la malattia continua, si ha il progressivo “distacco” della gengiva con conseguente riassorbimento (cioè distruzione) dell’osso.

Si forma allora una sacca (detta “tasca parodontale”) che il paziente non riesce più a tenere pulita: l’accumulo di placca batterica e di tartaro continuano a distruggere l’osso di sostegno fino a che il dente comincia a dondolare.

Questo processo impiega molti anni per giungere a compimento a seconda delle particolarità di ogni bocca e delle resistenza di ogni organismo: si tratta infatti di una malattia cronica, cioè lenta e progressiva, che ha delle fasi di acutizzazione (ascessi parodontali).

Le tasche parodontali devono essere eliminate chirurgicamente: l’intervento più semplice (dopo una accurata seduta di ablazione del tartaro fatta dalla nostra igienista) è quello della rimozione con anestesia del tartaro sotto gengiva (root planing) seguito da “gengivoplastica” o della “gengivectomia”

Talvolta, se è rimasta poca gengiva, è necessario fare interventi più complessi (per esempio il “lembo a scivolamento”) con cui si riesce a ridurre la profondità della tasca senza asportare la “gengiva aderente”.

Nei casi di grave perdita gengivale si ricorre ad un “innesto” di gengiva prelevata dal palato: una specie si autotrapianto che permette di ridare al dente la gengiva aderente persa.

Da alcuni anni sono state messe a punto delle tecniche per ottenere la “rigenerazione ossea” in quei casi in cui la tasca è molto profonda e ha distrutto una quantità notevole di osso.

Si inserisce fra la gengiva ed il dente dell’osso sintetico ricoperto da “membrane” apposite che hanno la funzione di impedire alle cellule gengivali di riempite la tasca.

In tal modo le cellule ossee (che sono più “lente”) hanno il tempo di colonizzare lo spazio e di ricostruire la cresta ossea consumata.

Nei casi estremi si può ricorrere alla legatura dei denti (splintaggio) per solidarizzarli e per ritardare il più possibile la loro perdita.

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