Turismo odontoiatrico

Turismo odontoiatrico

Turismo odontoiatrico
Nonostante giornali e riviste continuino a parlare del turismo odontoiatrico, la rischiosa pratica che porta pazienti italiani, attratti da tariffe apparentemente vantaggiose, a farsi curare all’estero intraprendendo questi veri e propri viaggi della speranza è sempre meno praticata.
I principali rischi che si hanno rivolgendosi all’estero per farsi realizzare protesi dentali o altre cure sono la qualità dei materiali utilizzati e la difficoltà di capire se questi sono certificati, il rispetto dei tempo clinici troppo affrettati (soprattutto per l’implantologia e la protesi), il rischio che i dentisti che vi curano non siano qualificati e la difficoltà di rivalersi verso la struttura che vi ha curato se il lavoro vi ha creato problemi. Infatti in caso di insuccessi , che comunque in odontoiatria si manifesta dopo alcuni anni dal termine della cura, i pazienti sono costretti ad intentare una causa estera, sempre che lo studio sia ancora in attività.
Inoltre poi ci sono i disagi oggettivi legati al viaggio e alla necessità di soggiornare per un certo periodo oltre confine. Disagi che poi si ripresenteranno in caso di controlli, di dolori e di problemi.

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Ruskin

Molto spesso i pz. che si espongono al turismo odontoiatrico risultano essere stati poco informati circa il tipo di intervento e le possibili complicanze, la documentazione post intervento risulta scarna o assente e al di là dell’appropriatezza dell’intervento svolto all’estero, la prestazione sanitaria resa nel paese terzo non garantisce al paziente la fruizione di servizi altrettanto fondamentali quali la prevenzione, l’assistenza post intervento di breve e lungo periodo e il controllo periodico dello stato di salute del cavo orale anche a prevenzione di patologie correlate (es. neoplasie del cavo orale).

Altro importante aspetto da considerare, riguarda l’assenza di tutela dal punto di vista medico-legale , un rischio di cui poco si conosce, tutte le varie promozioni, pubblicizzano la garanzia sulle prestazioni, e la restituzione di quanto versato, peccato che a ben guardare ciò rappresenti in pratica solo una chimera.  Per adire alle vie legali , il paziente dovrà incaricare un legale all’estero o direttamente o tramite un legale italiano, nel primo caso incontrerà problemi linguistici, dovrà poi valutare quali categorie di danno la legge dello stato estero risarcisce, in alcuni Stati esteri l’assicurazione professionale non è obbligatoria e in ogni caso anche nell’ ottimistica ipotesi di pronuncia favorevole andranno considerate altre difficoltà per la fase esecutiva, ovvero il materiale recupero della somma, a conti fatti le spese saranno di gran lunga superiori a quanto alla fine versato per le cure rendendo di fatto il turismo odontoiatrico sopra descritto non praticabile.

http://www.dental-tribune.com/articles/news/italy/35642_lada_mette_in_guardia_dai_rischi_del_turismo_odontoiatrico.html?utm_campaign=DENTAL_TRIBUNE_DAILY_ITA&utm_medium=Newsletter&utm_source=WCMcloud.com&utm_content=

Non ultimo, esiste un rischio di tipo sanitario nel “turismo odontoiatrico”, in quanto ancora oggi in alcune aree dell’Europa Orientale si registra un alto numero di casi relativamente ad alcune infezioni quali tubercolosi , infezioni da HIV/AIDS, epatiti C e B e in particolare infezioni antibiotico resistenti, con il rischio di poterle diffondere anche nel paese d’origine.

Per quanto riguarda la qualità delle prestazioni erogate nell’Europa Orientale alcuni lavori scientifici eseguiti presso due Università in Svizzera e Germania mostrano senza alcun dubbio che la qualità delle terapie odontoiatriche eseguite è inferiore agli standard medi riconosciuti: il 39% dei trattamenti è considerato di qualità molto bassa al punto che viene fatta corrispondere a mutilazione della dentizione e che la percezione di qualità che ha il paziente non ha una corrispondenza nel trattamento odontoiatrico ricevuto.

L’unico parametro di riferimento utilizzato da questi pazienti è dunque solo il prezzo , in virtù del quale si fanno passare in secondo piano tutele che in Italia hanno richiesto anni per poter essere attuate, mi riferisco per esempio al consenso informato, alle certificazioni per i manufatti protesici prodotte dai laboratori odontotecnici che ne garantiscono qualità e provenienza. Oppure si da per scontato che tali tutele esistano anche in altri Paesi, dimenticando che questo specifico tipo di turismo utilizza la pubblicità in maniera massiccia per svilupparsi e la possibilità che spesso ci si possa trovare di fronte a pubblicità ingannevoli o messaggi illusori è molto più che probabile, considerando anche l’alta competitività del settore.

Se nonostante le affermazioni fino ad ora espresse si volesse comunque, considerare contro ogni logica, la salute orale , come un semplice scambio di merci o di prodotti vale la pena ricordare quali sono i meccanismi che regolano il libero mercato descritti verso la fine del 1800 da John Ruskin (vedi locandina sopra).

Alessandro Serena presidente CAO Pordenone

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